Vi sveliamo il tranello dell’Energy Release: un’illusione di vantaggi

Il prezzo calmierato per i clienti industriali è quasi una presa in giro

“Non è tutto oro ciò che luccica”, recita il vecchio adagio. E questo sembra essere proprio il caso del Decreto sull’Energy Release, concepito dal Governo Draghi e licenziato dal Ministro Cingolani. Ma vediamo perché un intervento legislativo nato apparentemente per aiutare i clienti finali più energivori in realtà è poco più che “fumo negli occhi”.

In un precedente articolo, abbiamo analizzato l’Energy Release, un provvedimento introdotto dal Governo per fornire energia elettrica ai clienti industriali ed energivori a un prezzo calmierato rispetto agli aumenti spropositati del mercato. Tuttavia, ora è giunto il momento di svelare il tranello nascosto dietro a questa soluzione apparentemente vantaggiosa.

Mentre sembra che l’Energy Release offra una protezione contro gli aumenti dei prezzi dell’energia, la realtà è molto diversa. Contrariamente alle aspettative, infatti, non pagherai esattamente 210 €/MWh (ovvero il prezzo di riferimento del contratto dell’Energy Release), ma una cifra calcolata da un algoritmo specifico incorporato nella norma.

In pratica, se il prezzo di mercato supera i 210 €/MWh, il sistema del Gestore dei Mercati Energetici (GME) ti restituirà una somma di denaro per attenuare l’aumento. Tuttavia, se il prezzo scende al di sotto di questa soglia, verrai remunerato in modo inferiore rispetto a quanto otterresti sul mercato tradizionale.

In realtà, l’Energy Release funge da ammortizzatore, offrendo solo piccoli vantaggi in caso di aumenti dei prezzi e piccoli svantaggi in caso di riduzioni. Questo significa che, in un periodo in cui i prezzi sono in calo come l’attuale, l’Energy Release non rappresenta un vantaggio effettivo, poiché pagherai comunque più del prezzo di mercato.

Inoltre, l’Energy Release ha una problematica ancora più importante, che dipende dall’instabilità dei parametri e delle regole nel contesto energetico italiano.

Da anni, il continuo cambiamento delle regole rappresenta un freno agli investitori stranieri interessati a finanziare progetti energetici in Italia. Anche nel caso dell’Energy Release, che è un contratto di tre anni, è previsto un meccanismo che permette al ministero di stabilire nuovi parametri in base alle fluttuazioni del mercato.

Quindi, se il costo del mercato aumenta l’anno prossimo, il prezzo di riferimento dei 210 €/MWh potrebbe non essere più valido, ma verrà stabilito un nuovo valore. Questo significa che il vantaggio ottenuto dall’Energy Release potrebbe non essere così vantaggioso nel lungo termine.

Inoltre, viene garantita la possibilità per i clienti di uscire dall’Energy Release in qualsiasi momento. Tuttavia, questa scelta comporta delle conseguenze. Se hai già consumato 10 gigawattora di energia, solo un terzo di questa quantità può essere inserito nell’Energy Release.

Pertanto, se decidi di uscire dal contratto a metà percorso, il fornitore dovrà rivedere l’accordo e potrebbe modificare il prezzo a suo vantaggio, lasciandoti con un costo maggiore rispetto ai vantaggi ottenuti fino a quel momento.

Tutto ciò solleva molti interrogativi sulle reali garanzie offerte dall’Energy Release ai consumatori, che sono già sottoposti agli effetti della speculazione e dell’inflazione del mercato energetico.

Inoltre, la recente gara indetta per l’Energy Release ha visto una partecipazione estremamente bassa, con meno del 10% dei potenziali partecipanti che hanno scelto di aderire. Questo evidenzia ulteriormente le problematiche e le incertezze legate a questa misura.

In conclusione, l’Energy Release si presenta come una soluzione promettente per ridurre i costi energetici, ma nasconde un tranello che limita i reali vantaggi per i consumatori.

L’illusione di protezione dai prezzi del mercato si svela quando si considerano le complessità dell’algoritmo di calcolo e la possibilità di revisioni dei parametri nel corso del tempo.

In conclusione, l’Energy Release sembra offrire un’opportunità di stabilizzazione dei costi, ma in realtà non garantisce sicurezza e può comportare conseguenze finanziarie negative.