L’inizio del 2026 si apre con una nuova pressione sui costi energetici in Italia e in Europa. Tra calo delle rinnovabili, freddo intenso e lo stop inatteso dei reattori francesi, ecco l’analisi degli esperti SAGME sullo scenario attuale.
Il comparto energetico europeo sta attraversando una fase di marcata volatilità. Secondo gli ultimi dati, il mese di gennaio 2026 ha fatto registrare un aumento significativo dei prezzi “spot” rispetto alla chiusura dell’anno precedente, delineando un quadro che richiede massima attenzione da parte di imprese e consumatori.
I numeri del mercato: PUN e Gas in salita
In Italia, il PUN (Prezzo Unico Nazionale) base è salito a una media di 108,83 €/MWh, segnando un incremento netto rispetto ai 100,76 €/MWh di dicembre 2025. Non va meglio sul fronte del gas naturale: il costo è passato da 32,31 a 36,23 c€/Smc, con una variazione che sfiora il 12% in un solo mese.
Ma cosa sta spingendo questi rincari? La risposta risiede in un mix di fattori climatici e tecnici che stanno mettendo sotto stress il sistema produttivo europeo.
Il “buco” energetico francese: 4,2 GW in meno
La notizia che sta destabilizzando i mercati d’oltralpe — con riflessi diretti anche sul mercato italiano — riguarda il nucleare francese. EDF (Électricité de France) ha dovuto procedere allo spegnimento improvviso di alcuni dei suoi reattori più potenti.
In particolare, i reattori 1 e 3 (tra cui il nuovo EPR da 1,6 GW) sono stati fermati il 10 gennaio per necessità di manutenzione e sostituzione di apparecchiature critiche. Insieme al reattore 2, già fermo per interventi programmati, la Francia si trova oggi con un deficit di potenza di ben 4,2 GW.
Questo “vuoto” energetico, unito a un periodo di freddo intenso e a una produzione da fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico) particolarmente bassa, ha fatto schizzare i prezzi futures in Francia di circa il 50%.

Il paradosso delle rinnovabili e l’usura dei reattori
Un dettaglio tecnico di estrema importanza emerso nel rapporto riguarda la cosiddetta “modulazione nucleare”. Sembrerebbe che i continui aumenti e diminuzioni della potenza dei reattori — necessari per compensare l’imprevedibilità della produzione da fonti rinnovabili — stiano causando un invecchiamento precoce delle apparecchiature nucleari.
In parole povere: il sistema elettrico sta faticando a bilanciare la “vecchia” energia costante (nucleare) con la “nuova” energia intermittente (green), portando a guasti tecnici che finiscono per pesare sulle tasche degli utenti finali.
Cosa aspettarsi per le prossime settimane?
Nonostante la tensione attuale, le previsioni a lungo termine rimangono stabili, con una produzione attesa intorno ai 360 TWh per l’anno in corso. Tuttavia, l’attuale carenza di potenza francese durerà almeno fino al 1° febbraio, mantenendo i prezzi su livelli di allerta.
Il consiglio di SAGME: In un mercato così reattivo, la consapevolezza è l’unica difesa. Monitorare i dati non è più un compito per soli addetti ai lavori, ma una necessità per ogni azienda che voglia proteggere i propri margini operativi.

