Il mercato energetico di metà febbraio 2026 ci sta inviando segnali contrastanti. Da un lato, assistiamo a un crollo dei prezzi che non vedevamo da mesi; dall’altro, i dati strutturali sulle riserve europee accendono un campanello d’allarme che nessun imprenditore o capofamiglia dovrebbe ignorare
Il verdetto della settimana: PUN sotto i 130 €/MWh
L’ultima rilevazione conferma un trend ribassista molto marcato. Le quotazioni spot hanno beneficiato di una combinazione di fattori favorevoli che hanno alleggerito la pressione sulle bollette:
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PUN (Energia Elettrica): La media settimanale è scesa a 128,15 €/MWh, con un crollo del 8,9% rispetto alla settimana precedente.
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Gas Naturale (PSV): Il prezzo in Italia è sceso a 39,05 €/MWh, segnando una contrazione del 15,6% in soli quattordici giorni.
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Emissioni CO2: Anche il costo dei permessi di emissione è calato del 10%, scendendo sotto i 60 €/t, riducendo i costi di generazione per le centrali a gas.
Nonostante questi ribassi, resta un dato amaro: l’Italia continua a pagare l’energia circa 49 €/MWh in più rispetto alla Francia, un gap di competitività che pesa enormemente sul nostro sistema economico.
Perché i prezzi stanno scendendo? (Il fattore “Bearish”)
Il calo non è casuale. Il mese di febbraio è iniziato con temperature superiori alle medie storiche, riducendo la domanda di riscaldamento.
A questo si aggiunge una produzione rinnovabile molto solida e il ripristino delle esportazioni di GNL dagli Stati Uniti dopo il gelo di gennaio. Anche il clima geopolitico, con una cauta riapertura della diplomazia tra USA e Iran, ha contribuito a rasserenare gli investitori.

Il “pericolo silenzioso”: Stoccaggi al 36%
Se i prezzi scendono, perché dovremmo preoccuparci? La risposta sta nei volumi delle riserve. Gli stoccaggi di gas a livello europeo sono scesi al 36% della capacità, un livello di ben 17 punti percentuali inferiore alla media degli ultimi cinque anni.
L’Italia gode di una situazione migliore (53%), ma il mercato è globale: se l’Europa dovrà correre ai ripari in estate per riempire i depositi (servono circa 60 miliardi di metri cubi), la domanda spingerà i prezzi nuovamente verso l’alto. La “tregua” di oggi potrebbe essere solo la calma prima della tempesta estiva.
La visione di SAGME: Difendi la tua Miniera d’Oro
In un mercato così volatile, restare fermi è un rischio. Molti contratti “vecchi” non sono configurati per sfruttare questi cali del 9% o rimangono esposti a rialzi improvvisi dettati dalla crisi degli stoccaggi.
Essere un cliente SAGME significa avere un partner indipendente che non guadagna sulle provvigioni dei fornitori, ma sulla tua protezione. Usiamo questi dati per decidere quando è il momento di agire:
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È il momento di bloccare una tariffa fissa ora che il PUN è a 128 €?
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O conviene restare variabili per intercettare ulteriori cali delle rinnovabili?
La risposta non è uguale per tutti. Dipende dalla tua curva di carico e dai tuoi obiettivi.
Non lasciare che la tregua di febbraio ti colga impreparato. Richiedi oggi un’analisi tecnica indipendente e scopri se il tuo contratto è davvero ottimizzato per i prezzi del 2026.

